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«Dall’essere altrove, altrove dal tempo.
Il concetto di essere – (in)significante esistenza (qual suo modo contingente di manifestarsi e fluire) / identità / predicazione – io riferendo ad altri parimenti indisponentimi, non ce n’è uno da cui accetti di farmi ingrassare.
Esecro l’ostacolo come opposizione al cui oltre si possa mirare, non mi curo di alcun oltre. Né mai di un davanti o dietro, fuori o dentro, di qua, di là e altre simili scellerataggini. È altrove la scelleratezza che m’appartiene. Il mio altrove, che è nulla per se stesso e (non è) per se stesso tutto, vi è che rassomiglia al depensamento cui avidamente aspiro, a quell’essere altro da me remittente, smarrito pur essendo-ci, malgrado qui dentro (un qui dentro discolpato dalla biologica comparsata) risoluto sia l’imputridimento, la parabola decompositiva che inizia per la venuta al mondo di tal VLNNNG70T06H228D e s’arresta col suo comune rimorire.
Dentro questo recipiente modesto – stomaco o sensorio che sia – nulla muta. Cosa è mai divenuto dall’anno in cui tanto ingenuamente si pensa di avere preso ad essere? Parmenide smascherava l’illusione in che consistono il mondo, la vita e il divenire venti secoli prima che Jacob Lorhard coniasse l’ontologia. Più banalmente, a me viene da ridere, come un demente che si guarda intorno nel deserto mattutino e vi scorge sempre e soltanto uno specchio».

(da Ravavindrano / Dante per Dante (farewell to watches) © Antonio Valenti)

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Antonio Valenti
nasce (?) a Reitano, in Sicilia, in una casa privata e col forcipe, il 6 dicembre del 1970.
T rascorsi i primi anni tra Reitano e Mistretta, insieme ai genitori Nino e Pietralba si trasferisce ad Acquedolci nel 1975...
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