«Ho scelto questo tema sia per una coincidenza
autobiografica sia perché sono convinto che affronti
un problema diffuso, laddove un ragazzo, pur provenendo
da famiglie benestanti, può avere seri problemi
d’indipendenza nel momento in cui alcune scelte professionali
andrebbero distinte dalle logiche di mercato, che pure
rispondono ai suoi bisogni concreti.
Cinematograficamente
mi interessava esplorare il carattere multimediale della
nostra immaginazione, il nostro pensare già in
video: le fantasie del protagonista sono dunque delle
proiezioni, in senso letterale, con tutti i
cliché visuali del caso: sit-com, film d’autore,
spot.
Il
gioco si mantiene tuttavia in un orizzonte realistico,
o meglio di indistinzione tra realtà e proiezione,
evitando un pastiche postmoderno e citazionista.»
Enrico
Maria Artale