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Marco
Gozzo (Siracusa,
ITALIA, 1982) |
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& FRAMES |
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BIO |
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Marco
Gozzo è nato a Siracusa nel 1982. Appassionato
di cinema sin dall’età di alla 14 anni, conseguido
il diploma di maturità scientifica si sposta a Milano,
dove consegue la triennale in Scienze e Tecnologie della Comunicazione
all'Università IULM con la tesi dal titolo
"Il nero ed il pastello: due mondi in aperto contrasto.
Analisi di due sequenze del film Edward mani di forbice di
Tim Burton". Finita la triennale si reca tre mesi
a New York dove frequenta un workshop in filmmaking di quattro
settimane alla New York Film Academy. Dopo il breve
periodo newyorkese torna in Italia ed ultima gli studi universitari,
conseguendo, allo IULM di Milano, la laurea specialistica
in TV, cinema e produzione multimediale con una tesi
dal titolo "The Shield, dall'underground alla serialità
televisiva: ibridazioni di temi e linguaggi".
Ultimati gli studi universitari, torna in Sicilia dove, per
Manuel Giliberti, lavora come aiuto regista nel corto "Algilà
Hotel, una lontana storia d’amore" e come assistente
per la video intervista a Piera Degli Esposti in "Piera
il Boxeur".
Nell'estate 2008 collabora come aiuto regista allo spettacolo
teatrale "Didone" di Manuel Giliberti,
con Isabel Russinova.
Dopo l'esperienza in Sicilia si reca a Roma, dove inizia a
lavorare, in qualità di assistente alla regia, alla
preparazione e alle riprese del film "L'ultimo Re"
di Aurelio Grimaldi.
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Marco
Gozzo |
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FILMOGRAPHY |
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2005 - The perfect number (autore, regista, montatore) New
York Film Academy, 6'
2005 - The goldfish damnation (autore, regista, montatore)
New York Film Academy, 3'
2006 - Alien (regista) videoclip - Progetto Rezophonic
per Rock TV, 4'
2006 - Wild dream (autore, regista, montatore) Università
IULM, 6'
2007 - PinOcchiO (autore, co-regista, montatore)
spot, 1'
2008 - Ficurinie (autore, regista, produttore) 15'
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NOTA
DI REGIA |
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«Ficurinie
è il nome della pianta, più comunemente chiamata
fico d'India, ed è interessante notare come questa
possa racchiudere in sé la metafora della vita. C'è
una dialettica esterno/interno (ovvero spine/frutto) che percorre
tutto il cortometraggio, che si traduce nella possibilità
dell'individuo di andare oltre, superando quella struttura
spinosa che avvolge persone e cose. È superando la
struttura che si gusta l'essenza di ciò che ci circonda.
È gustando il frutto che si assapora l'essenza. I bambini,
in particolar modo il piccolo Carmelo, hanno questo dono,
quello di uno sguardo puro (privo di struttura) sulle cose,
oltrepassano la soglia e vivono il nuovo mondo.
Il vecchio pazzo riconosce in Carmelo la curiosità
che lo ha portato nella vita ad essere tale ed il piccolo
protagonista vede il vecchio come qualcosa a cui tendere.
Posso affermare che in un certo senso i due personaggi sono
uno l'alter ego dell'altro.»
Marco
Gozzo
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