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Con
semplicità e un certo grado di ironia è raccontato
il "calvario dell'artista". Fare un disco per rispondere
alla propria esigenza di esprimersi non è altro che un
enorme dispendio di energie che non portano certo ad un risultato
economico.
Il videoclip si compone di due parti principali distinte dalla
tecnica di realizzazione: la prima in animazione e la seconda
che utilizza la tecnica del girato.
Nella prima parte si racconta come viene realizzato un disco:
dal nascere della band all'acquisto degli strumenti, dalla stesura
dei pezzi ai continui live rimborsati con birre e panini, per
passare poi alla registrazione del disco, al mix e alla masterizzazione,
alla realizzazione della copertina, alla stampa e, infine, al
tentativo di promozione attraverso i canali messi a disposizione
dal mondo di oggi. Ognuna di queste azioni è accompagnata
dalla spesa che essa comporta, sia essa in termini economici
o semplicemente di dispendio di tempo (che oggi, si sa, equivale
al denaro). Tutto questo si conclude con l'evidenza che, a disco
ultimato, le spese sono state decisamente ingenti e il rientro
economico è stato pari a zero.
Cosa può dunque fare un artista della sua musica? È
questa la domanda che caratterizza la chiusura del videoclip.
Una serie di ironiche “vignette” che raccontano il disperato
tentativo di utilizzare qualcosa che certamente non ha un valore
d'uso: un disco non lo puoi usare per mangiare, non può
diventare una merce di scambio, non è una carta di credito
che ti possa dare dei soldi, non lo puoi far crescere come una
pianta e non ci conquisti neanche una ragazza! |
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