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In
questo breve videoracconto scritto, diretto e montato dallo stesso
autore del romanzo inedito Zazá Ravavindrano,
il filmaker siciliano ci racconta una delle sue più intime
e deliranti visioni:
«Zazá
affiorò in superficie col dorso, una sera, a Dulci Fondaco,
al centro della strada proprio in faccia al Municipio ed io capii
immediatamente che stava cercando me. Lo intesi dal modo in cui
mi sorrise: tremendo. D’istinto la condussi a casa, dove fervevano
i preparativi per la mia festa di compleanno. Il ventesimo.
Ricordo la scena riflessa negli occhi di mia madre, quando dal
fondo della stanza scorse quella donna al mio fianco scalpitante
sulla soglia: la porta spalancata, dietro di lei la notte ferma
e nera, così come il mare di idrocarburi, che all’improvviso
cominciò ad agitarsi e ribollire. Fatalmente, in quel preciso
istante, le luci si spensero e alle sole fievoli fiaccole delle
mie candeline tutti i presenti videro l’orribile creatura, ritta
sull’ingresso, inarcare il collo all’indietro, mentre i capelli
neri di colpo le crescevano, vaporizzandosi a dismisura. Allora
essa caricò poderosamente i polmoni ed afferrati i montanti
del portone d’ingresso con entrambe le mani, spalancò le
fauci…»
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