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Il
giornalista Farid Adly intervista lo scrittore acquedolcese Iarumasami.
«...La
virgola posta quale ultimo segno d’interpunzione di un fraseggio,
di un’espressione linguistica di senso compiuto è una scelta
anticonvenzionale, antiletteraria; ma qualora una tale scelta
sia preventivamente e scientemente anticipata dalla volontà
espressa di non usare altro segno (il punto, per esempio), ecco
che quella virgola non compromette il senso compiuto della locuzione,
anzi, gliene fornisce di nuovi, che certamente si sottraggono
all’ambito della lettura classica, tradizionale. Quella virgola,
in definitiva, con una forza smisuratamente più grande
di quella posseduta da un punto (quale segno d’interpunzione)
suggerisce al lettore che è possibile effettuare ulteriori
indagini che, in assenza di quella stessa virgola, sarebbero state
inevitabilmente connotate dalla ridondanza del ricordo: il racconto
finisce col punto, per cui ho ben poco da indugiare (ed indagare)
oltre; la mia eventuale ricerca di ulteriori ambiti interpretativi
è sorretta dal ricordo di ciò che ho letto fino
a quel punto e si muove esclusivamente per la forza di inerzia
evocativa di cui quel ricordo è portatore.»
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