Da
Gaetano Di Giorgio al prof. Roberto Guidorzi, ordinario
presso l'Università di Bologna - Dipartimento di
elettronica informatica e sistemistica.
Carissimo
Roberto,
inizio questa sera a scriverti questa mia lunga relazione
che ha l'ambizione di incuriosirti e magari di affascinarti
se quello che riuscirò a sintetizzare in queste pagine
avrà la valenza adatta a rendere concludenti le mie
idee.
Uso la maniera amanuense poiché ho troppo rispetto
per i soggetti che tratterò per affidarli alla fredda
battitura meccanica.
La scrittura con la matita è per la cancellazione
e per evitare la perdita di tempo di ricopiare in "bella".
Intitolerò
la presente:
LA
FINE DEL MALE
Potrebbe
darsi che
in base alla "singolarità"
dei concetti, chiamiamola così, io rischi di perdere
il tuo saluto: eppure sono convinto che ho buone probabilità
di coinvolgerti, in quanto avverto una tua certa inclinazione
verso le "frontiere dell'impossibile".
Verso cioè: il senso della nostra vita e il suo fine
ultimo.
Espliciterò subito, così magari ti evito il
fastidio di continuare la lettura, l'obiettivo di questa
teoria che di seguito esporrò: "non solo
l'evoluzione dell'umanità ma la modifica dell'intero
Universo".
Eppure tutto ciò è accanto a noi.
La Superficialità, che tu hai genialmente citato,
sommerge di entropia l'umanità e cela la vera natura
del mondo. Religioni, Arte, Filosofia, Matematica hanno
illuminato, nella storia, sentieri permeati di sensibilità,
tuttavia non bastevoli a svelare la vera natura dell'Essere
né a coinvolgere a questo fine la mente umana nella
sua globalità.
Ora, anno 2007, noi, testimoni dei nostri giorni e di quelli
trascorsi, che possibilità abbiamo di ricostruire
il mosaico degli eventi assoluti e di decifrarne la natura?
Il puzzle è apparentemente impossibile da ricostruire;
per comprenderlo nelle sue poliedriche facce della stessa
medaglia, non esiste una scienza apposita, un linguaggio
cioè capace di esprimere attraverso un unico idioma
tutte le lingue della terra.