2.
LA MACCHINA MENTE
Una
apparecchiatura ci mostra come una parte del nostro cervello,
adibito al libero arbitrio, si inibisca quando preghiamo.
Cos’è la preghiera? Probabilmente la rinunzia alla
libertà di scelta tra desideri contrastanti, da una
parte i bisogni corporei: territorio, sesso, dominio. Dall’altra
il desiderio d’Amore che si oppone a tutto ciò. Questa
è la morale cristiana; ma il dio pregato può
essere l’idealizzazione di altre fedi: le divinità
ariane della natura (vedi Adolf Hitler e il suo misticismo
basato sulla mitologia germanica). Estendendo: i greci adoravano
il dio Ibarna che rappresenta tutto ciò
che è proposto dalla natura; in pratica la vittoria
del più forte sul più debole. Opposto al cristianesimo,
questo principio indusse a considerare Ibarna la
personificazione del demonio, la sua effigie è quella
classica con coda e corna.
A
parte il soggetto della preghiera, è l’atto di pregare
ad essere studiato dalla scienza, che ha poi conclamato
un fenomeno fisiologico inquietante. Mi viene in mente ad
esempio il concetto biblico della cacciata dal Paradiso
per l’ingratitudine umana, che si sublimava nella volontà
di conoscenza e nella libertà di scelta tra Caos
e Amore. La preghiera ci rende nuovamente l’ambito
originario, annientando la configurazione universale che
vede nel Big Bang l’inizio delle ostilità
tra forze contrastanti la cui natura mistica è ammessa
persino da Hawking. Egli non nega l’atto di volontà
creativa ma si riserva di confutarla quando sarà
riuscito a dimostrare una teoria alternativa al Big
Bang.
Attraverso
la tecnologia, stiamo osservando novità sempre più
sorprendenti sulla mente umana: la capacità che ha
essa di produrre energia, di deviare raggi laser, di sintonizzarsi
col pensiero di altre menti, riconoscere e trovare oggetti
distanti anche migliaia di chilometri, risolvere gialli
riguardanti rapimenti o omicidi individuando, senza conoscerli,
oggetti, persone, cadaveri. Si pensa, ormai, che anche la
materia inerte, i muri delle case o le rocce, registrino
avvenimenti e li emanino anche dopo migliaia di anni (ricordo
la proposta di Wigner nel '61: tutti gli oggetti fisici
evolvono quasi sempre in stretto accordo con le equazioni
dinamiche del moto; nel corso di una misurazione la mente
può provocare il collasso del sistema! Quest’ultimo
precipita, secondo le consuete probabilità quantistiche,
nell’uno o nell’altro di quegli stati associati a diverse
esperienze), fino ad arrivare agli strumenti ottici ad infrarossi
che individuano spettri, fantasmi, là dove avvengono
fenomeni di infestazione.
Mi
sembra che il passaggio obbligato, dopo queste considerazioni,
sia l’analisi, la più completa ed eterogenea possibile,
sui fenomeni paranormali espressi da personaggi sensibili
ad un misticismo medianico conclamato, specie durante i
loro trance. Carl Gustav Jung approfondì ed espanse
i confini della psicoanalisi in un campo i cui limiti erano
molto al di là di quelli segnati dal suo maestro,
Sigmund Freud; ciò incrinò profondamente il
loro rapporto e i due praticamente non si salutarono più.
Resta
grande il contributo di Freud se non altro, per aver instradato
Jung alla ricerca su realtà sino ad allora tacciate
come credulità popolari per l’accademismo dell’epoca.