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Gaetano Di Giorgio

 

Gaetano Di Giorgio - La fine del male
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2. LA MACCHINA MENTE

Una apparecchiatura ci mostra come una parte del nostro cervello, adibito al libero arbitrio, si inibisca quando preghiamo. Cos’è la preghiera? Probabilmente la rinunzia alla libertà di scelta tra desideri contrastanti, da una parte i bisogni corporei: territorio, sesso, dominio. Dall’altra il desiderio d’Amore che si oppone a tutto ciò. Questa è la morale cristiana; ma il dio pregato può essere l’idealizzazione di altre fedi: le divinità ariane della natura (vedi Adolf Hitler e il suo misticismo basato sulla mitologia germanica). Estendendo: i greci adoravano il dio Ibarna che rappresenta tutto ciò che è proposto dalla natura; in pratica la vittoria del più forte sul più debole. Opposto al cristianesimo, questo principio indusse a considerare Ibarna la personificazione del demonio, la sua effigie è quella classica con coda e corna.

A parte il soggetto della preghiera, è l’atto di pregare ad essere studiato dalla scienza, che ha poi conclamato un fenomeno fisiologico inquietante. Mi viene in mente ad esempio il concetto biblico della cacciata dal Paradiso per l’ingratitudine umana, che si sublimava nella volontà di conoscenza e nella libertà di scelta tra Caos e Amore. La preghiera ci rende nuovamente l’ambito originario, annientando la configurazione universale che vede nel Big Bang l’inizio delle ostilità tra forze contrastanti la cui natura mistica è ammessa persino da Hawking. Egli non nega l’atto di volontà creativa ma si riserva di confutarla quando sarà riuscito a dimostrare una teoria alternativa al Big Bang.

Attraverso la tecnologia, stiamo osservando novità sempre più sorprendenti sulla mente umana: la capacità che ha essa di produrre energia, di deviare raggi laser, di sintonizzarsi col pensiero di altre menti, riconoscere e trovare oggetti distanti anche migliaia di chilometri, risolvere gialli riguardanti rapimenti o omicidi individuando, senza conoscerli, oggetti, persone, cadaveri. Si pensa, ormai, che anche la materia inerte, i muri delle case o le rocce, registrino avvenimenti e li emanino anche dopo migliaia di anni (ricordo la proposta di Wigner nel '61: tutti gli oggetti fisici evolvono quasi sempre in stretto accordo con le equazioni dinamiche del moto; nel corso di una misurazione la mente può provocare il collasso del sistema! Quest’ultimo precipita, secondo le consuete probabilità quantistiche, nell’uno o nell’altro di quegli stati associati a diverse esperienze), fino ad arrivare agli strumenti ottici ad infrarossi che individuano spettri, fantasmi, là dove avvengono fenomeni di infestazione.

Mi sembra che il passaggio obbligato, dopo queste considerazioni, sia l’analisi, la più completa ed eterogenea possibile, sui fenomeni paranormali espressi da personaggi sensibili ad un misticismo medianico conclamato, specie durante i loro trance. Carl Gustav Jung approfondì ed espanse i confini della psicoanalisi in un campo i cui limiti erano molto al di là di quelli segnati dal suo maestro, Sigmund Freud; ciò incrinò profondamente il loro rapporto e i due praticamente non si salutarono più. Resta grande il contributo di Freud se non altro, per aver instradato Jung alla ricerca su realtà sino ad allora tacciate come credulità popolari per l’accademismo dell’epoca.

   
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