Commenti
del prof. Roberto Guidorzi
1.
L'IDIOMA DEL VILLAGGIO GLOBALE
I
concetti che esponi si focalizzano su verità profonde
e straordinarie che non sono sfuggite alla tua sensibilità.
L’evoluzione tecnologica che, assieme ad Internet, ci ha
portato ad un livello di astrazione che consente di trasferire
informazioni senza alcun trasferimento di materia si inquadra
bene in quel modello evolutivo delle civilizzazioni che
il maggior storico del secolo scorso, Toynbee, ha sintetizzato
nel suo modello di “eterizzazione” (traducendo in maniera
letterale ed orrenda il termine anglosassone) o smaterializzazione,
passaggio a livelli evolutivi sempre meno legati alla materia.
Oltre al settore del trasferimento dell’informazione tutto
questo è evidente anche nella scienza e nella tecnica,
basta pensare al ruolo che oggi hanno assunto i modelli
matematici. Abbiamo quindi acquisito strumenti che ci offrono
potenzialità enormi e che ci potrebbero
consentire di influenzare, come tu arditamente intuisci,
la stessa evoluzione dell’Universo.
Ma ben difficilmente questo potrà accadere perché
richiederebbe una unità di voleri e di visione da
parte di tutti, quasi a ricomporre l’immagine di un Dio
che, forse, ha annullato se stesso per amore nel Big Bang
per trasferire frammenti di divinità (coscienza?)
ad una moltitudine di esseri e, forse, anche alla stessa
materia. Tutto è un miracolo, affermi, ed hai, a
mio modo di vedere, assolutamente ragione. Viviamo una esperienza
“impossibile” in un mondo altrettanto impossibile. Pensa
solo a quella che chiamiamo coscienza e che sappiamo definire
in maniera molto rozza oppure, se restiamo su un piano puramente
materiale, ad un solo atomo dell’elemento più semplice,
l’idrogeno; si tratta di un “oggetto” semplicemente impossibile,
di uno schema di energia chiuso che contraddice ogni regola
dell’esperienza e, alla fine, ingannati dall’usuale modello
meccanico che ce lo rappresenta come un sistema solare in
miniatura, ci sfugge anche che quella che chiamiamo materia
assomiglia più che altro a energia intrappolata in
uno schema che, pur consentendo interazioni con il “mondo
esterno” ne impedisce la dissipazione.
Ma il mistero più profondo riguarda proprio quella
trinità coscienza-amore-volontà che è
ben poco comprensibile come possa interagire con realtà
biologiche sia pure estremamente complesse come gli organismi
umani. Se si ipotizza che tutto questo nasca solo dalla
complessità, da un numero così elevato di
neuroni, non si vede perché non si debba ipotizzare
anche che i computer di domani, dotati di terabyte di memoria
non possano avere una coscienza. Riusciremo, in altre parole,
a far sì che qualche frammento divino venga ad “abitare”
nelle macchine che costruiremo? Per ora ogni risposta può
appartenere solo al regno della fantasia.
E l’annullamento del male resta sì possibile come
azione collettiva (credo in questo) ma altamente improbabile,
come il passaggio di calore da un corpo a temperatura più
bassa ad uno a temperatura più alta, concettualmente
non impossibile ma mai osservato nella realtà. Ricordiamo
poi che le tecnologie di ogni tipo sono caratterizzate da
una totale neutralità sul piano etico, sono ambivalenti,
possono venire utilizzate sia per azioni eticamente corrette
che per azioni malvagie; pensa solo agli usi che si fanno
di Internet.