Nel
marzo del 1970 Nino Becky, maestro elementare, individuò
un fenomeno che ancora oggi non trova spiegazione.
Durante una scampagnata didattica alle pendici del Monte
Soro, giunta che fu la scolaresca alla foce dell’Inganno,
mentre illustrava ai suoi alunni in quanti modi un corso
d’acqua può gettarsi in mare, l’insegnante fu attratto
dal singolare comportamento di uno tra i tanti rivoletti:
l’acqua che abbandonava il letto del torrente per dividersi
fra gli innumerevoli rami del delta, una volta imboccato
lo strano rigagnolo non entrava nel mare. Viceversa, il
maestro Becky notò come l’acqua se ne tornasse indietro,
risalendo contro corrente, fino all’alveo principale. Si
invocò il prodigio e fu così che in un paio
di giorni la notizia del rivo perverso fece il giro del
mondo e dovunque si seppe della foce miracolosa dell’Inganno.
Sorte inaudita e che celebrità per Acquedolci e Sant’Agata
Militello, due paeselli sulle sponde opposte del vallone,
se non altro perché da ogni dove pellegrinaggi di
studio e di contemplazione, le troupe televisive, l’interminabile
andirivieni dei giornalisti dall’Italia e dall’estero e
perciò inevitabilmente l’eldorado. E se tutto ciò
stava realmente accadendo, se ora perfino il poveraccio
portava scarpe da pascià, era solo merito di Nino
Becky, il maestro di scuola elementare: era lui il padre
della nuova prosperità. Un’intervista al giorno divenne
il minimo ingaggio ed in un battibaleno due strade col suo
nome, una a Sant’Agata e l’altra al vecchio borgo di Acquedolci.
Quando arrivò il dicembre del 1970, ancora perfettamente
intatto l’entusiasmo del mondo che alla vista del torrente
sbalordiva come il primo giorno, intervistato da un network
americano Nino Becky, alla domanda perché l’acqua
del rigagnolo non si riversasse nel mare, sparò l’affascinante
congettura che non fosse l’acqua del rivoletto a rifiutarsi
di sboccare nel Tirreno, ma che fosse piuttosto il mare
a non volerlo unire a sé. Fu una cannonata. Chi non
ricorda le conseguenze di quell’affermazione? La spianata
del delta dell’Inganno fu convertita in un laboratorio a
cielo aperto, dove scienziati provenienti da tutte le nazioni
occuparono l’area per intero, brulicanti e determinatissimi
a risolvere il caso Becky. Come non averci pensato
prima, che occorreva dare una risposta? Eccelse intelligenze
ben pagate, pagate più che bene, per mesi erano rimaste
accampate attorno a uno scolo della Sicilia settentrionale
soltanto per scattare foto ricordo? L’uomo sulla Luna, l’intervento
a cuore aperto più altre innumerevoli amenità
di cui andar certamente fieri e per l’Inganno, un fiumiciattolo
non diverso da tanti altri se non fosse stato per, per l’Inganno
nessuna reazione convincente?
Fra i molti esperimenti infruttuosi e più o meno
deludenti, un paio addirittura ridicoli, finalmente risolutivo
fu quello escogitato da un luminare francese, il quale pensò
bene di versare una sostanza colorante a monte del rigagnolo:
la brillante intuizione avrebbe consentito di analizzare
il comportamento dell’acqua in prossimità del punto
interessato. Il 6 dicembre 1970, davanti a miliardi di occhi
spalancati in mondovisione, un’enorme cisterna di liquido
colorato fu svuotata nel torrente, un chilometro a monte
della foce. O la va o la spacca. L’acqua evidenziata scese
a valle, come nulla fosse, come normalissima acqua che segue
il proprio corso naturale anche se, certo a causa del momento
sensazionale, a tratti pareva addirittura che scorresse
più lentamente. Incollati allo schermo bimbi adulti
e vecchi di tutte le forme e dimensioni, a seguire con la
testa, per lunghissimi momenti, il percorso di quel liquido
in cui adesso il mondo intero aveva riposto le proprie più
intime speranze, fino a che, all’innesto del rivolo di Becky,
il tratto colorato si sparpagliò imboccando i diversi
rami della foce. Con gran rumore di pale gli elicotteri
della televisione si ammassarono a perpendicolo sul piccolo
rio, intanto che a terra gli operatori galoppavano e facevano
a spallate e sgambetti per vincere l’inquadratura migliore,
più vicino possibile alle transenne. Il momento era
storico. Rintanato nella sua tenda da campo, lo scienziato
inventore del test pensava al Nobel sbranandosi le unghie.
I due maggiori Presidenti lievitavano davanti alle telecamere
di Stato, sotto a quintali di cipria. Al numero 1 di via
dell’Arco nasceva un bambino di quattro chili otto e cinquanta
e quando dal piano di sotto gridarono al padre di fare presto,
di correre che in televisione stavano facendo vedere come
andava a finire, Nino Becky accarezzò la testa pelata
di suo figlio e pensò «sinceramente, mi
nni futtu.» |