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Dlin dlon! ed eccomi dentro.
La prima impressione è decisamente confortante: già solo il fatto di essere qui mi fa sentir meglio. Non voglio dire completamente ristabilito, ma meglio, questo è fuor di dubbio. Il farmacista, poi, si vede subito che è una persona perbene, con due belle mani bianche e cortesi a confezionar medicamenti; un uomo minuto, ma pulito e aggraziato, acconciato all’antica, preziosamente incastonato fra gli scaffali di legno scuro che accolgono rimedi a migliaia.
«Dica, signore» con gentilezza m’accoglie, sorprendendomi ansioso di saggiar la sua dottrina.
«Grazie dottore, aspetto il mio turno. Stavo dando un’occhiata a queste sue magnifiche ampolle.»
«Faccia pure con comodo, la raggiungo tra un istante.»
Il garbo con cui già soddisfa le mie aspettative – senza per questo trascurare il cliente che mi precede – mi fa ritenere che gli sarà facile suggerirmi la terapia più efficace. Esaminando prudentemente la sua lingua che schiocca nell’atto di sussurrare il prezzo, nella limpidezza di quel suono scopro una gustosissima sapienza, una così seducente delicatezza che qualsiasi somma, rivelata a quel modo, sarebbe parsa un omaggio. Che raffinato pronostico di buona salute e longevità! Su altre labbra, quella stessa parola avrebbe avuto il consueto metallico peso del soldo.
Mai distogliendo il suo sguardo benevolo dal cliente, gli porge l’involto, lo saluta come usano i galantuomini, affabilmente; lo segue dunque con gli occhi fino alla porta, senza mai soffermar l’attenzione dove io, invece, volgarmente indugio.
Dlin dlon!
«È una banale affezione» postilla il farmacista.
«Prego?»
«Oh, mi scusi – fa – mi riferivo al signore che è appena uscito. Ma perché, dica un po’: anche lei…?»
«Sì, dottore. Una leggera indisposizione che insiste qui, vede? proprio qui sento una pesantezza… Ed è così da qualche giorno, purtroppo. Ma pensi che sciocco: riguardo a poco fa, intendo. Sì, prima avevo creduto dicesse a me, quasi si vedesse che io…»
«Non si preoccupi» tirandosi su le lenti, ora mi osserva. «A dire il vero, i suoi occhi cerchiati non mi piacciono granché. Poche cose debilitano quanto gli acciacchi insistenti, lo so. Ma vediamo, piuttosto…» rovista adesso nel cassetto «Ecco qua! Certo che sì, questo è perfetto! Un antispasmodico blando, sono sicuro che andrà benissimo.»
«Meno male, anche se – mi permetta, sarò franco – questo non l’ho mai usato prima. Di solito prendo un’aspirina più forte, ma non ci dovrebbero essere problemi. Che ne dice?»
«E chi può conoscere meglio di lei il suo fastidio? Se crede che potrebbe non bastare, allora troviamo qualcosina di più forte, magari anche più efficace della sua solita aspirina. Ecco.»
«La ringrazio, è un sollievo sapere che già stasera starò bene.»
«E no, gentile signore. Ho detto che questo farmaco è sì più forte, ma sicuramente non abbastanza da risolverle il problema in quattro e quattr’otto. Ora, non so se sia il caso, dev’essere lei a decidere, ma se proprio non ne può più di star male dobbiamo passare a qualcos’altro. Questo, per esempio: decisamente fa al caso suo.»
«Ma non sarà eccessivo?»
«Eccessivo, addirittura? Assolutamente no. Vede, noi definiamo eccessivo il rimedio la cui assunzione implichi la probabilità – e dico probabilità – di un qualche effetto collaterale, del resto tollerabile dalla maggior parte dei pazienti; ma non è questo il caso, glielo assicuro. D’altra parte, è pur vero che di effetti collaterali, più o meno fastidiosi o seri che siano, al giorno d’oggi se ne registrano sempre più di rado. Secondo me, nessuna controindicazione a provarlo, può trarne soltanto benefici.»
«Mi fido di lei: ne prendo due scatole.»
«Senta, non vorrei sembrarle in vena di paternalismi ridicoli, ma la medicina non è uno scherzo, niente affatto. Le sconsiglio – con tutto il cuore, mi creda – di comprarne due scatole, già solo per il fatto che non le servono; le terrebbe in fondo al cassetto per poi disfarsene alla scadenza. Semplicemente, lei non ha bisogno di un dosaggio così drastico.»
«Allora mi consigli lei, dottore.»
«Siamo qui per questo. Ho io quel che ci vuole per lei, ecco: ne prenda una compressa dopo colazione e vedrà che successone.»
«Ma… è un veleno!»
«Ah! Ah! Capisco, lei ha perfettamente ragione, non è il primo, sa? Ma non si faccia impressionare da quello che scrivono sulle confezioni. Legga sotto, piuttosto, guardi qua: “Il prodotto, triturato e somministrato in dosi massicce, è un efficacissimo rimedio contro ratti e scarafaggi”, chiaro? Non sarà mica un ratto, lei? O uno scarafaggio? Ah! Ah! Ah! Mi voglia perdonare, caro signore, e non abbia timore, lo prenda pure. Segua il mio consiglio, vedrà che non se ne pentirà e domani, poi, domani mi saprà dire…»
«Beh, non avrei niente in contrario; anzi, tornerei volentieri a trovarla, ma domani non credo potrò…»
«Allora cambia tutto: in questo caso, amico mio, non possiamo permetterci il lusso di fallire! Voglio esser certo di averle prescritto il rimedio migliore. Guardi qua cosa le do: ci ammazza un’intera colonia, con questo!»
«Lei dice? Non vorrei che…»
«Suvvia! Stesso discorso di poco fa: ratti e scarafaggi, ricorda? Coraggio, non sia apprensivo, due cucchiai belli pieni e starà benone.»
«Se lo dice lei. Però una cortesia, sempre se non è troppo disturbo: preferirei prenderlo subito. Non mi giudichi ansioso, ma se dovesse presentarsi uno di quegli effetti collaterali, che so, un qualsiasi disturbo, almeno sarei qui, con lei, al sicuro. Mi sento più tranquillo, così.»
«Nessun problema. Anzi, si renderà immediatamente conto degli effetti miracolosi del farmaco e me ne darà atto. Aspetti qui che vado a prenderle un cucchiaio.»
«Non so come ringraziarla dottore, lei è veramente gentile. E mi scusi il disturbo!» mentre scompare al di là del bancone.
Dlin dlon!
«Buona sera signora, un minuto di pazienza e sono subito da lei» riemerge il farmacista e borbotta «È un caso senza speranza!» mentre io ingurgito il liquido.
«Cosa?»
«Non ce l’ho con lei. Beva, beva tutto, su, da bravo. A proposito, venga qui dietro il bancone… dica un po’: la conosce quella là?»
«Abbia pazienza… mi dica quanto le devo, ora devo proprio andare.»
«Aspetti, aspetti ancora un istante, non vuole esser certo che sia tutto a posto?»
«Non è per essere scortese, mi creda, ma vado di fretta, davvero…»
«Faccia come crede; ma sinceramente non mi aspettavo che mi negasse un piccolissimo piacere, dopo tanta disponibilità.»
«Vale a dire?»
«Tutto ciò che le chiedo è di aspettare qui con me finché io non l’avrò servita; e poi, quando se ne sarà andata – le assicuro che si tratta solo di pochi minuti – anche lei potrà tornarsene a casa, certo di avermi fatto una gentilezza che non scorderò. Vede, caro signore, quella là ha un problema serio, tanto serio quanto singolare…»
«Che tipo di problema?»
«Sssh… parli piano, sia gentile… e si abbassi… Alleva ratti, quella: la sua casa ne è piena, letteralmente invasa. Corre voce che ami solo quelli, che tenga lontani gli uomini, addirittura che non permetta loro neppure di avvicinarsi.»
«Bizzarro, indubbiamente. Ma non vedo come io…»
«Non si preoccupi. Le chiedo soltanto di non lasciarmi solo con lei, capirà, non mi sento mai tranquillo… Stia buono qui e risolviamo presto, prestissimo. Dica, signora, a sua completa disposizione. Ahi ahi ahi! Le sue bestiole stanno di nuovo male, vero? Ma niente paura, sono qui per servirla, mia cara. Guardi un po’: con questo nuovo ritrovato – perbacco, cento per cento naturale – può stare tranquilla, vedrà che tutto andrà per il meglio. L’ho appena testato. Ecco, vede? Venga, venga qui, dietro il bancone: fa subito effetto. Sta bene, ora, si è già addormentato senza neppure uno spasmo. Adesso lo prenda, suvvia, se lo riporti a casa. E mi raccomando: lo leghi meglio, stavolta.»
Dlin dlon!

 

 
 
 
Tutti i diritti riservati © 2007 PsychoLand
 
Pubblicato in antologia al II Concorso Letterario Le parole e le pietre 2008
Segnalato al X Concorso Letterario Biblioteca Poggio dei Pini
   
Finalista al XIII Premio Letterario Internazionale Jacquès Prevert 2007
   
     
 
 
 
 

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