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Domina il mio sguardo una pietra, sasso comunissima materia che è e basta, col colore determinato che ha un sasso, che è il colore della pietra: quale altro colore potrebbe avere una pietra che poi semplicemente pietra è? E ciò basta a che abbia quel colore: il colore del sasso. Il sasso sta «H» (nell’unico preciso senso di consonante che non dice: se la pietra potesse dire/non dire, direbbe/non direbbe «H», semplicemente, perché io così ho deciso e mi sembra onesto così) punto
Piano piano, da sotto a quella massa si muove qualche cosa, qualcosa si muove da sotto a quella pietra. È la testa verde di una lucertola, semplicemente: una lucertola, verde, che arrampicandosi sale sopra al sasso. Al sole, sì, al sole deve stare. Deve stare al sole la lucertola, perché vuole la natura così e così pure a me sta bene, semplicemente. Ed essa proprio là ora sta «AH!» («AH!» essa direbbe infatti, se potesse dire la soddisfazione che c’è a prendersi il sole sopra una pietra).
Sulla pietra e sulla lucertola ora un’ombra si disegna, l’ombra mobile di un’ala. L’ala del rapace – intercettata la lucertola lieta, appagata, all'oscuro (giammai poverina: semplicemente è così che la natura ha progettato e progetta e a me, in fin dei conti, sta pure bene). «GNAM!» («GNAM!» farebbe, deglutendo, il ghermitore spaziale se conoscesse il modo di dire: beccata; farci capire: l’ho mangiata, semplicemente).
Via volando, via verso il nido sta volando, che da qua pure si vede. Non vedi dove ha fatto il nido quella bestia? Sì che si vede, e da qua magari la prendi. Se aspetti, quando si posa tu tiri. «BLAM!» è secco (semplicemente) il tuono del mio archibugio che dirocca il rapace.
Vinco su tutto semplicemente perché sono un uomo. Ho l’indiscusso dominio del mondo, semplicemente perché sono uomo. Niente può annientarmi: io sono l’uomo, semplicemente.
«TRENTATRÈ» Ebbene, che si dice là dentro, dottore?
«Niente»
«Come sarebbe a dire, niente?»
«Niente di buono, semplicemente»
 
 
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