Amore
mio dove sei? Dove sono io? Hai visto che successone, di
là di fronte a Dio? È tutto come l’abbiamo
immaginato. E allora guardami, ti prego. Riconoscimi. Singapore
e orchidee a parte, niente è diverso. Guardami adesso,
che devo dirti una cosa. Però, se ce la fai, prima
pensa all’ultima volta che mi hai visto andare lontano;
e che ancora più lontano presto o tardi me ne andrò.
Pensa:
– che il tempo avanti a noi è finito, il tempo non
ha significato;
– che dovrò lasciarti, se la natura segue un verso
matematico;
– che dentro ai figli c’è sangue e che, presto o
tardi, ce lo mostreranno e sarà un sangue amaro,
innocuo eppur tremendo;
– che mille volte dall’uomo saremo sconfitti; ti attaccherò
mille volte, e tu a me mille volte ti attaccherai ed io,
mille volte sconfitto;
– che stanotte la festa finirà, dopodiché
saremo soli al mondo.
Ora piega il foglio, stringilo nel pugno e guardami. Sto
per dirti quella cosa, ma non parlerò. Te la dico
dentro agli occhi, in prima persona singolare e al presente,
e nessun altro capirà. |