E
la lettera, sì va bruciata,
insieme a tutte le parole
che non sono servite mai a niente.
Non
sei tu il mio diverso verso – così come invero
al mio primo verso, prosaico al tratto ma di romantico
interno, ho forse scioccamente ritenuto, trattenuto io
stesso dal vischio di quel medesimo verso che è
da me lontano appena un pugno di giorni chiusi. I giorni
questi ultimi, il loro statico senso di sterile marcia
sul posto, borderline di un’amarezza che dire di entrambi,
piuttosto che di uno soltanto tra noi, non è curativo;
la loro conformità ad una goccia d’acqua, ferma
a mezz’aria tra una tegola e un selciato, che non ha prospettiva
di affluente né siccità, ecco qua, mio chiarissimo
mistero qual tu sola resti, che proprio quelli, gli indimenticati
giorni, ancor più d’essi le violenze dolcissime
che giunte mi sono strazianti come carezze dalle tue mani,
non si sono susseguiti. Viceversa aggrumati, sommati l’uno
all’altro e benché pochi, mi hanno svelato il senso
del loro corso più convinto. Fino a che questa
manovra, col suo lento dipanarsi di parabola dal costrutto
pertinente e obbligatorio, stanotte ha prodotto il risultato
che è la vita mia di oggi, da oggi riformata.
Perciò, amore, dico che non sei tu alcuno dei versi
miei diversi da quell’unico in cui il futuro impareggiabilmente
adesso si dipinge e trasfigura. Avanti, là, nell’indefinito,
il tempo del mio avvenire – che già conosce la
risposta – per effetto di questa notte si sarà
fermato a ricordare questa stessa e precisa notte e per
quel ricordo non avrà potuto far altro che tornare
indietro, fino a che mi ha raggiunto. Giunto a me stanotte,
che ti avevo fra le braccia, quel mio tempo futuro mi
ha interrogato se volessi per davvero anzitempo sapere.
Ebbene, io ho voluto definitivamente sapere. Mi ha detto
di guardare tra le mie braccia ed è proprio quel
che ho fatto. Stanotte, dunque, io t’ho guardata, al sospirar
del profluvio dell’esistere che tanto al presente in me
naufraga quanto è in attesa, più avanti,
che io giunga a farlo dolcemente mio. E ti ho vista donna,
bellissima, vergine innamorata, limpidamente pura, in
catene, a me devota, infinita, complice incolmabile, soddisfatta,
serena, prossima e felice per davvero. Tra le mie braccia,
amore, stanotte tu avevi ottant’anni.