«Addolorato
al pianto d’un nobiluomo impossibilitato a sposare le
tre figlie perché caduto in miseria, il vecchio
Nicola decise di lanciare per tre notti consecutive, attraverso
una finestra del maniero, tre sacchetti pieni di monete
che avrebbero costituito la dote delle fanciulle. La prima
e la seconda notte le cose andarono secondo i piani, ma
la notte del nove dicembre Nicola trovò la finestra
chiusa. Allora il vecchio legò il suo asinello
e si arrampicò sul tetto per gettare il sacco attraverso
il camino, dove c’erano le calze appese ad asciugare,
facendo la felicità del nobiluomo e delle sue tre
belle figlie. Questo è quanto da sempre si racconta,
che poi le cose siano andate proprio così, per
filo e per segno, chi può dirlo? Certo è
che la storia che hai sentito oggi a scuola è una
vera sciocchezza: Babbo Natale un killer sanguinario.
Magari, che ne so, qualcuno se l’è inventata per
metterti paura, niente di strano che qualche tuo compagno
abbia voluto farti un brutto scherzo, tutto qua.»
La
mia mamma ce la mette tutta per convincermi che Babbo
Natale è buono. Capiamoci: alla mia età
non ci credo più; è solo che ripensando
al discorso di oggi, a scuola, mi vengono i brividi. Un
mostro tutto peloso sotto il costume e con gli occhi assetati
di sangue che di notte si mangia i bambini. Che scemenza!
E se invece è tutto vero? Se approfitta della festa
per ammazzare chi gli pare?
«Ancora, tu? Basta ora! Che dice tuo padre quando
arriva e ti trova così, fifone? Piuttosto aiuta
tuo fratello: guardalo, più piccolo di te e già
ha finito di apparecchiare. Vieni qua, forza, prendi il
vino e portalo a tavola. E finiscila con questa storia!»
A me però sembrava vero. Che motivo c’era di raccontarmi
una cosa simile solo per mettermi paura? Se glielo ha
detto suo padre, non può essere una bugia. Uno
non racconta queste storie senza poi dirti subito che
è uno scherzo. Ma allora, io che devo fare? Mamma
mia, e se stanotte Babbo Natale sceglie proprio casa nostra?
Coraggio, coraggio! Ci credo che mio fratello non si spaventa:
che capisce, lui? Manco si ricorda quello che gli ha fatto
papà. Già: papà. Stasera papà
torna a casa.
«Mamma, quando arriva papà?»
Speriamo che arrivi presto. Intanto gli metto le posate
al solito posto, a capotavola. L’indomani era domenica
e non c’era scuola, io sì che me lo ricordo. Allora,
visto che non ci avevo sonno, gli faccio uno scherzo a
Mattia: m’infilo di nascosto sotto al suo letto e quando
meno se l’aspetta, salto fuori e gli metto paura. Aspetto
che la mamma gli dà la buona notte, penso che dopo
dieci minuti lui dorme. Per essere sicuro, aspetto un
po’ di più. Ma quando sto per uscire con la mia
maschera di mostro è entrato papà. Al buio.
«Ti raccomando: quando arriva papà gli vai
incontro e lo saluti. Anche tu, Mattia, gli dai un bel
bacio a papà. Sei contento che il tuo papà
torna a casa, vero gioia?»
Io non lo so che cos’ha fatto mio fratello; ma certo l’avrà
combinata grossa, se papà l’ha afferrato mentre
dormiva, e da quel giorno Mattia non parla più.
Quando gli ho detto che ero sotto il letto, al carabiniere
che ha preso papà, se sapevo non gli raccontavo
niente.
«Mamma, ma papà dorme qua stasera?»
«Che domande! Ho sentito una macchina: Nicola, vedi
chi è!»
«Mamma, mamma, guarda! È Babbo Natale. Sta
venendo da noi!»
«Forza, presto, apri la porta!»
«Ciao, papà.»
«Buon Natale, Nicola. Non me lo dai un bacio?»