Il
27 febbraio 2005, al Teatro di Acquedolci,
il giornalista Farid Adly intervista Iarumasami
in occasione della prima presentazione del libro Sali
in macchina a dirmi (venti cose brevi).
Cominciamo
dall’inizio. Proprio dalla Storia di un uomo che disparve.
Come si fa a finire un racconto con una virgola, per di
più annunciandolo come una cosa surreale?
Prima
di dire qualsiasi altra cosa, addirittura ancora prima di
presentarmi a voi, com’è “formalmente conveniente”
che un autore, chi si propone ad una platea, faccia, desidero
esprimere subito le mie emozioni, prima che sia troppo tardi,
quindi prima che esse perdano – com’è naturale –
parte della loro consistenza; le emozioni che mi hanno travolto
(ed in certa misura stravolto) ascoltando e osservando questi
giovanissimi attori.
Pensandoci bene, potrebbe essere proprio questa la mia personalissima
presentazione.
Vi dirò brevemente:
- commozione, solo in certa misura strategicamente dissimulata
(vi garantisco che, al momento, non colgo il senso autentico
di tale strategia);
- un’agitazione motoria, un tremore compulsivo, continuo,
indomabile a tratti, alla mia gamba destra (che io interpreto
come sfogo naturale di parte di quella commozione che non
sono riuscito a dissimulare, a trattenere);
- senso di smania, d’urgenza, di dare in pasto altre parole
alle loro bocche;
- latente senso di ritardo, per non averlo fatto prima;
- contemporaneo ed equivalente sentimento di serenità,
perché so che ancora tanto si può fare e sarà
fatto;
- una certa sensazione di alterità, come dire difficoltà
a riconoscere distintamente, parola per parola, la paternità
dei testi interpretati;
- gratitudine;
- nonché – e non poteva essere altrimenti – delirio,
esaltazione fantastica e passionale.
Bene.
Veniamo dunque alla virgola e al surrealismo. In effetti,
i legami con la tradizione surrealista sono rintracciabili,
in maniera più o meno evidente, in tutti gli scritti
contenuti in Sali
in macchina a dirmi. Come è stato brillantemente
evidenziato dalla dottoressa Biondo, che da Venezia ha curato
l’introduzione critica al libro, alcune descrizioni è
vero che travolgono drasticamente i limiti della verosimiglianza:
ciò è innegabile ed appartiene in maniera
indissolubile alla mia intima visione delle cose.
Ma se è vero che il surrealismo teoricamente si propone
di uscire dai rigidi schemi della ragione e dell’osservazione
realistica dei fatti per cercare significati ulteriori,
esplorando legami più autentici con la dimensione
più profonda dell’io, è altrettanto vero che
una tale visione dei fatti non può sottrarsi alla
interpretazione soggettiva che ognuno di noi ha della realtà.
La virgola posta quale ultimo segno d’interpunzione di un
fraseggio, di un’espressione linguistica di senso compiuto
è una scelta anticonvenzionale, antiletteraria; ma
qualora una tale scelta sia preventivamente e scientemente
anticipata dalla volontà espressa di non usare altro
segno (il punto, per esempio), ecco che quella virgola non
compromette il senso compiuto della locuzione, anzi, gliene
fornisce di nuovi, che certamente si sottraggono all’ambito
della lettura classica, tradizionale.