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"Sali in macchina a dirmi (venti cose brevi)"
 
  Dialogo tra la mia Mano Destra e la mia Mano Sinistra
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Mano Destra: «Psss… sei sveglia?»
Mano Sinistra: «Sì, che c’è?»
Mano Destra: «Alla seduta di oggi pomeriggio, ha definito il sentimento che lo lega a me come una delle note più complesse della sua vita: un amore incondizionato da sempre vissuto attraverso queste mie strane falangi e – ha detto – certe misteriose particole che accolgono instancabilmente i suoi impulsi più controversi, senza mai tradirne l’interpretazione, incanalandoli verso l’infinità dell’istante della creazione.»
Mano Sinistra: «E di me? Stavolta ha parlato di me?»
Mano Destra: «Mi sembra di no, però…»
Mano Sinistra: «Però?»
Mano Destra: «Ha detto che sono un prodigio e che non vivo soltanto di mente riflessa, ma che talvolta autonomamente creo, anticipando il tanto travagliato neurone che l’ha voluto così diverso. Dalle prime esplorazioni dell’uomo che sarebbe divenuto, all’appagamento viscerale che, d’istinto, un giorno lontano trasse sfiorando ebano e avorio, cui avido strappò quella prima nota nonché la chiave del… ah, sì, la chiave dell’arcana trasposizione del triste e gioioso sentire il mondo che passa, così ha detto. E il professore lì a pendere dalle sue labbra, inebriato dalla poesia delle sue parole.»
Mano Sinistra: «Ma quella volta il contatto riguardò anche me, ricordi? M’appoggiò sui bassi. Certo, da allora mi ha concesso soltanto l’area cupa, giammai un’evasione verso i trilli e gli squittii degli acuti: oh, no! Quelli li riserva esclusivamente a te. Non sarebbe lecito quantomeno sospettare che tale preclusione potrebbe essere attribuibile ad una mediocre disinvoltura nell’esecuzione?»
Mano Destra: «Mano retorica, so cosa ti spinge ad essere acida.»
Mano Sinistra: «Parla, parla. Non temere.»
Mano Destra: «Ci mancherebbe altro. Vedi, io non ho mai provato invidia o pentimento e se…»
Mano Sinistra: «Certo! Vorrei vedere! Si lascerebbe invecchiare se non t’avesse più!»
Mano Destra: «Insieme a me ha sentito la passione scorrere tra le mie dita e la penna: lui sa che si amano, che non vorrebbero mai perdersi, giammai cederebbero alla debolezza di rinnegarsi. È colpa mia se non è mancino? E poi, se oggi non ti fossi stupidamente rintanata in tasca, avresti notato la commozione nel suo sguardo mentre esprimeva al professore la gioia, la grande gioia d’accarezzare ad occhi chiusi una cartina d’Africa e percepirne i deserti, le foreste, i monili, i sudori delle danze tribali notturne: io gli servo per trasmettere al desiderio la palpazione concreta della felicità.»
Mano Sinistra: «Anch’io ho modellato la terra assieme a te, e mentre tu la privavi della sua vera forma io gliene restituivo una altrettanto vera. Anch’io gli ho trasmesso il calore della voluttà. Se non avesse più te, imparerebbe senz’altro ad usarmi.»
Mano Destra: «Non hai mai dipinto.»
Mano Sinistra: «Come?»
Mano Destra: «Mai un tratto, una gradazione, una miscelazione di pigmenti. Mai una pennellata, mai una firma. Tu non hai mai firmato, mai hai scritto il suo nome, capisci? Tu non sai neppure chi sia.»
Mano Sinistra: «…Forse hai ragione. Io non so chi siate. Ma voi senz’altro saprete chi sono, io»
Mano Destra: «Ah! Sentiamo! Chi è, chi è Sua Signoria?»
Mano Sinistra: «Il vostro equilibrio.»

 

 
 
2° classificato al IV Memorial Letterario Maestro Calogero Rasa (2008)
   
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