Mano
Destra: «Psss… sei sveglia?»
Mano Sinistra: «Sì,
che c’è?»
Mano Destra: «Alla seduta
di oggi pomeriggio, ha definito il sentimento che lo lega
a me come una delle note più complesse della sua
vita: un amore incondizionato da sempre vissuto attraverso
queste mie strane falangi e – ha detto – certe misteriose
particole che accolgono instancabilmente i suoi impulsi
più controversi, senza mai tradirne l’interpretazione,
incanalandoli verso l’infinità dell’istante della
creazione.»
Mano Sinistra: «E di me?
Stavolta ha parlato di me?»
Mano Destra: «Mi sembra
di no, però…»
Mano Sinistra: «Però?»
Mano Destra: «Ha detto
che sono un prodigio e che non vivo soltanto di mente
riflessa, ma che talvolta autonomamente creo, anticipando
il tanto travagliato neurone che l’ha voluto così
diverso. Dalle prime esplorazioni dell’uomo che sarebbe
divenuto, all’appagamento viscerale che, d’istinto, un
giorno lontano trasse sfiorando ebano e avorio, cui avido
strappò quella prima nota nonché la chiave
del… ah, sì, la chiave dell’arcana trasposizione
del triste e gioioso sentire il mondo che passa, così
ha detto. E il professore lì a pendere dalle sue
labbra, inebriato dalla poesia delle sue parole.»
Mano Sinistra: «Ma quella
volta il contatto riguardò anche me, ricordi? M’appoggiò
sui bassi. Certo, da allora mi ha concesso soltanto l’area
cupa, giammai un’evasione verso i trilli e gli squittii
degli acuti: oh, no! Quelli li riserva esclusivamente
a te. Non sarebbe lecito quantomeno sospettare che tale
preclusione potrebbe essere attribuibile ad una mediocre
disinvoltura nell’esecuzione?»
Mano Destra: «Mano retorica,
so cosa ti spinge ad essere acida.»
Mano Sinistra: «Parla,
parla. Non temere.»
Mano Destra: «Ci mancherebbe
altro. Vedi, io non ho mai provato invidia o pentimento
e se…»
Mano Sinistra: «Certo!
Vorrei vedere! Si lascerebbe invecchiare se non t’avesse
più!»
Mano Destra: «Insieme
a me ha sentito la passione scorrere tra le mie dita e
la penna: lui sa che si amano, che non vorrebbero mai
perdersi, giammai cederebbero alla debolezza di rinnegarsi.
È colpa mia se non è mancino? E poi, se
oggi non ti fossi stupidamente rintanata in tasca, avresti
notato la commozione nel suo sguardo mentre esprimeva
al professore la gioia, la grande gioia d’accarezzare
ad occhi chiusi una cartina d’Africa e percepirne i deserti,
le foreste, i monili, i sudori delle danze tribali notturne:
io gli servo per trasmettere al desiderio la palpazione
concreta della felicità.»
Mano Sinistra: «Anch’io
ho modellato la terra assieme a te, e mentre tu la privavi
della sua vera forma io gliene restituivo una altrettanto
vera. Anch’io gli ho trasmesso il calore della voluttà.
Se non avesse più te, imparerebbe senz’altro ad
usarmi.»
Mano Destra: «Non hai
mai dipinto.»
Mano Sinistra: «Come?»
Mano Destra: «Mai un tratto,
una gradazione, una miscelazione di pigmenti. Mai una
pennellata, mai una firma. Tu non hai mai firmato, mai
hai scritto il suo nome, capisci? Tu non sai neppure chi
sia.»
Mano Sinistra: «…Forse
hai ragione. Io non so chi siate. Ma voi senz’altro saprete
chi sono, io»
Mano Destra: «Ah! Sentiamo!
Chi è, chi è Sua Signoria?»
Mano Sinistra: «Il vostro
equilibrio.»