Sei
pronta per il nostro appuntamento? Mi piace immaginare
che non userai alcun particolare accorgimento, nessun
artifizio cosmetico un’ora prima dell’incontro. Soltanto
acqua corrente e un velo di rossetto sulle labbra ancora
gonfie di sonno. Un pettine comune per snodarti i capelli
ed una molletta altrettanto proletaria per raccoglierli
dietro, se vorrai, in uno chignon perfetto, prodigioso.
Come ogni mattina, poi, di certo ti ammirerai allo specchio
per assicurarti che le stoffe non scarabocchino il disegno
dei fianchi, delle gambe nervose da gazzella; di profilo,
dunque, la superbia dei seni, bilanciamento incantevole
dell’alterigia del tuo sedere e via, esci ora, che t’aspetto.
Ti aspetto qua, come ogni giorno della mia vita, in ogni
luogo. E se penso che già tu sei nata, hai già
una tua vita fatta di parole, oggetti, abitudini, affetti,
interessi, tutta fatta di vita stessa dunque, di vita
che io non so dove vivi, con chi, entrando in quali portoni,
frequentando quale giardino pubblico, quale ristorante,
quale università, ecco che mi è veramente
impossibile cercarti. Non saprei neppure da dove cominciare.