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"Sali in macchina a dirmi (venti cose brevi)"
 
  Domani, al limite
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«E allora: penna, astuccio e calamaio. Solo penna, dato che il calamaio non lo trovo e l’astuccio neppure ricordo cosa sia. Viceversa, il sapore di quella frase lo ricordo, eccome. Ricordo le labbra di mia madre trentasettenne chiudersi, riaprirsi un poco come per sorridermi, fare la “A” come se mi volesse chiamare mentre gioco nella strada del Barone Cupani che tanto cara mi è. Poi la “u” sorpresa di quando facevo un danno; quindi schioccavano e io immaginavo mi dicessero “gioia”. Da questo punto in poi non le seguivo più le sue labbra. Solamente un altro sorriso, forse, e qualche ulteriore piccolo movimento sfocato che, purtroppo, non trattengo. Intanto mi ritrovavo là, seduto composto di fronte alla penna, all’astuccio e al mio bel calamaio che non trovo più.»
«Ho detto penna, astuccio e calamaio!»
«Trentasette anni. Non so se è il ricordo di mia madre a trentasette anni o piuttosto della mia felicità al tempo in cui lei aveva quella precisa età. Certamente ricordo i suoi capelli a quel tempo, e le sue ciglia. Rammento di essermene abbondantemente nutrito. Non so quanti anni avesse mio padre, pur avendo nitidamente presenti le scarpe che indossava, i pantaloni grigi con le pence. E gli occhiali, come no! E le sue basette nere, belle basette nere e folte. E la giacca.»
«Per l’ultima volta: penna, astuccio e calamaio!»
«C’era un castello a ridosso della ferrovia tra Messina e Palermo, che solo adesso vengo a sapere essermi appartenuto, io ne ero il signore. Eppure, allora l’immenso rudere non aveva segreti per me. Vi trascorrevo più tempo in sogno che nei lunghi pomeriggi dopo la scuola. Era il castello dei sogni che poi, da sveglio, ritrovavo proprio dietro casa. Mentre esploravo le sue stanze sognavo però di tornarmene a casa, anche se ogni volta non sapevo se, giunto fuori, l’avrei più trovata. Una volta trovai un uovo.»
«E va bene! Metti le mani sul banco!»
«Ma quando mai! Sono le cinque meno venti e io staccavo alle quattro e mezza. Domani, al limite.»

 

 
     
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