Ti
dico che cosa m’infastidisce, dopodiché senz’altro
mi darai ragione. Sai che c’è che non mi piace
per niente? Che il nostro anniversario cada in un giorno
comune a tutti quanti gli altri, un giorno che non si
distingue per alcunché. Questa nostra ricorrenza,
importante, sfuma tra decine di cose già fatte
quante volte? Mille, un milione? Io invece avrei voluto
che oggi fosse stato diverso, magari uno di quei giorni
speciali.
Che ne pensi, per esempio, se al telegiornale dell’una
il cronista, in preda ad una incontrollabile emozione
avesse annunciato: «È ormai certo, fonti
ufficiali confermano senz’ombra di dubbio che in California
è atterrata una nave spaziale. L’ambasciatore alieno
alle cinque del pomeriggio incontrerà il Presidente
alla Casa Bianca…»
Oppure, perché no: «Cittadini, finalmente
è stato scoperto il segreto della longevità.
Tra un mese il miracoloso vaccino verrà diffuso
alle masse: esso permetterà all’uomo di superare
la soglia dei trecentoventi anni. Il Ministro della Sanità
suggerisce di non uscire di casa né di maneggiare
oggetti taglienti, almeno fino al giorno dell’imminente
rivelazione, per non correre rischi… un mese di riposo,
prima di godersi l’eternità…»
Non sarebbe piaciuto anche a te che il nostro anniversario
fosse coinciso con un evento singolare, uno di quegli
avvenimenti che poi i nostri figli studieranno a scuola?
Volendo essere più modesti, mi sarebbe bastato
notare mio padre sedersi oggi a tavola con una certa aria
di mistero, e tra i rigatoni e gli involtini scattare
in piedi e confessare «Rimanete seduti e calmi,
c’è una cosa che devo dirvi. Ieri sera ho controllato
la schedina» (mia madre che sviene, io che penso
all’ultimo modello di Ferrari) «e – non ci crederete
– i sei numeri della combinazione vincente differiscono
da quelli che ho giocato io per una sola cifra… ma ci
pensate? Ecco qua: 6, 21, 33, 37, 41 e 70, e invece sono
usciti il 5, il 20, il 32, il 36, il 40 e il 69! Cose
da pazzi!» Ecco, mi sarei accontentato di un giorno
segnato da una così forte emozione, anche se così
breve, giusto un istante.
Credimi, pur di fare di questo anniversario una data indimenticabile
avrei accettato anche una piccola disgrazia, per carità,
niente di grave s’intende. Se per esempio oggi mi fossi
rotto una gamba, di sicuro questa sarebbe stata una giornata
diversa. Oppure un incidente con la macchina: ma sì,
sfasciare irrimediabilmente la macchina contro un palo.
Macché.
Invece, cara mia, ancora una volta ci sorbiamo un anniversario
che di speciale non ha proprio niente: la solita telefonata
a metà mattino, noi due che ci vediamo dopo pranzo,
ci salutiamo con un bacino discreto, io che ti chiedo
che vuoi fare quando so già perfettamente che andremo
a prendere il caffè dai miei cugini. Del resto
ho registrato la corsa delle macchine, per cui neanche
stasera accadrà niente di fenomenale. Niente di
cui parlare agli amici, niente da custodire gelosamente,
niente da ricordare e di volta in volta tirar fuori per
parlarne sottovoce, in disparte, come si fa dei segreti
più preziosi. Non succede proprio niente e ne sono
certo, niente succederà.
Ma chi sarà adesso al telefono? Sei tu. Mamma mia,
che desiderio che ho di vederti, ora.