Io
ti amo, Antonio. Io ti amo. Collina per te stasera, insenatura
selvaggia, mai esplorata tua tua tua sono.
La corsa, l’affanno, l’amore. Non contano gli occhi, i
gesti e l’ardore. Le parole, mio, statua, vino. Annota
i miei ansiti. Cavalca i miei muscoli, domami l’anima.
Prendi la mia vita, tutta quanta, seppur breve, bevila,
iniettatela dentro. Dammi le vene.
Perdonami se peso, se ho consistenza; ma ascoltami. Piango,
se non mi guardi. E rido da sola, quando poi sola penso
a te che guardi altrove, alle macchine, ai palazzi, alla
vita all’infuori di me.
Fuma. Per te sono nata e non so come. Ti amo.
Ti amo, Antonio. A nulla rinuncio per appartenerti; niente
mi costa perché io non ho scelta. Solo amarti,
esser tua soltanto.
Fuma, e per te tremo. Fumami, ma non lasciarmi sola: ho
paura del buio, degli altri, della mia vita semplice.
Non voglio morire senza di te… Chi è al telefono,
Antonio? Sergio?
«Nenti, ccà semu…» (2)
(2) «Niente, siamo
qua…»