IARUMASAMI
RAVAVINDRANO
«1)
sotto il profilo strutturale e del prototesto, “Ravavindrano”
parrebbe raccontare il delirante approdo del protagonista
al proprio annegamento;
2)
d’altro e più genuinamente metatestuale canto,
“Ravavindrano” potrebbe declinarsi quale paradigma
dell’inconcludenza, un’intima e travagliata rappresentazione
della incompiutezza di qualsivoglia declinazione dell’essere;
3)
in definitiva – ed in buona sostanza – “Ravavindrano”
non vuol dire niente, laddove e nella misura in cui “il
concetto di essere – (in)significante esistenza (qual
suo modo contingente di manifestarsi e fluire) / identità
/ predicazione – io riferendo ad altri parimenti indisponentimi,
non ce n’è uno da cui accetti di farmi ingrassare”
(cfr.: “Dante per Dante ~ farewell to watches”,
prodromico “orientamento” della lettura, nella cui impaginazione
verticale è la bivalente dichiarazione di autori(ali)tà
dell’io scrittore all’io lettore, per effetto della quale
il primo, innescando un preciso automatismo meccanico/fattuale
nel secondo – l’iniziatica rotazione del volume – stabilisce
sin da subito la propria posizione nell’alveo del loro
patto dialettico)».
(iarumasami)