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2007
Prosegue Autunno d'Arte ad Acquedolci con la personale di iarumasami
 
 
  iarumasami e le sue opere  
 
iarumasami e le sue opere in mostra ad Acquedolci, in occasione della II edizione di Autunno d'Arte, l'niziativa culturale promossa dalla locale Pro Loco (qui il video).
 
 
 
  L'Inganno di Becky di iarumasami è finalista al Concorso Granelli di Parole 2007  
  Granelli di parole 2007  
 
 
 
 
 
  La PsychoLand di iarumasami su TUTTO DIGITALE  
 

Da non perdere, sul numero 43 di Tutto Digitale, l'intervista esclusiva al filmaker siciliano iarumasami.

Tutto Digitale è un periodico unico nel suo genere, in grado di coinvolgere emotivamente gli appassionati-opinion leader e favorire gli acquisti in un mercato che si espande vertiginosamente. Pubblicazione di riferimento del settore, Tutto Digitale in ogni numero affronta il mondo digitale a 360° - con notizie, approfondimenti, prove tecniche, guide all'acquisto - su fotocamere, videocamere, scanner, stampanti, computer, monitor, televisori, componenti home theater e via discorrendo, avvalendosi dell'operato di professionisti qualificati che hanno fatto la storia delle riviste specializzate in Italia e di un laboratorio all'avanguardia nelle misurazioni tecniche. Ulteriori plus di Tutto Digitale, un sito Internet ad hoc (www.tuttodigitale.it) e una serie di collaborazioni esclusive di prestigio (Tutto Digitale, ad esempio, è partner di Cinecittà per il concorso Internet Film Festival, come unica pubblicazione specializzata).

 
 
 
 

Quanto è importante la competenza tecnica e quella artistica nel lavoro di iarumasami?

Così come la paternità di un’opera appartiene alla persona e non al mezzo, per la semplice considerazione che la bellezza è nella persona più di quanto essa sia nel mezzo che da quella bellezza è attraversato, vi è da dire che il solo talento, giusto per la sua naturale fugacità, difficilmente può bastare al raggiungimento del più alto obiettivo, laddove esso non sia supportato dallo studio, la costanza nel duro lavoro, la fermezza e – rarissima virtù – dall’umiltà: sarebbe come pretendere di vincere il Giro d’Italia per il solo fatto di desiderarlo visceralmente, senza però dedicarsi ad un lungo e impegnativo allenamento. Per converso, la medesima analisi va affrontata con riguardo alla valenza di una vasta preparazione teorica ed una conoscenza tecnica approfondita, ove manchino l’entusiasmo e il sentimento (è classico l’esempio del pianista accademico la cui esecuzione, impeccabile sotto l’aspetto tecnico, risulti priva di passione).
Teoricamente, sarebbe quantomeno auspicabile un giusto equilibrio, con la consapevolezza che solo alla storia è rimesso il giudizio definitivo sulla correttezza (e il successo) delle percentuali di tecnica e talento.
Per quanto riguarda l’incidenza delle competenze sul mio lavoro, in vista della realizzazione del nuovo cortometraggio posso coscientemente affermare di essermi applicato, dedicandomi con costanza allo studio appassionato di pubblicazioni illuminanti, le quali hanno indiscutibilmente accresciuto le mie capacità organizzative. Eppure, sento che l’accademia ha poco a che fare con questo nuovo impegno: le singolari personalità che mi accingo a perscrutare, le intelligenze straordinarie con cui per fortuna ho a confrontarmi mi seducono, inducendomi ad abbandonarmi all’istinto.
E poi, in un anno intero di valutazione tanto del contenuto dell’opera quanto del perché fosse importante svelarlo, in me è andata crescendo la convinzione – oggi forte più che mai – che la nuova storia sia come avvolta da un’aura di fascino potente e ineluttabile.
Quanto precede è ben lontano dal costituire una sorta di dichiarazione implicita di abdicazione dell’io regista: viceversa, sento fortemente mia la responsabilità di una direzione avveduta e passionale, così come credo fermamente nell’autorialità (e, non di meno, nell’autorità della direzione) di cui sarò costantemente chiamato a rendere conto. In ciò concordando perfettamente con Michael Rabiger allorquando definisce “paradossale” il concetto di regia, in dipendenza del fatto che ad un certo punto, durante il processo di post-produzione o anche prima, il regista si trovi immancabilmente a dover “cedere il comando” ad una qualche verità più alta che il film inizia a trasmettere. «Funziona così: il materiale montato inizia a fare delle richieste pressanti, imponendo a voi e al vostro montatore la forma finale che vuole assumere. Esso comincia ad affermare la propria natura, ad avere i suoi difetti e le sue imperfezioni, e a prendere decisioni autonome. Con stupore e piacere vi renderete conto di assistere allo spettacolo del vostro film che si fa da sé» (Micheal Rabiger, Directing, © 2002 Elsevier Scienze – USA).
È esattamente quanto ho sempre sostenuto, sin dai tempi della mia prima pubblicazione letteraria (Sali in macchina a dirmi – venti cose brevi, 2004, Ed. Progetto Cultura), argomentando di scrittura automatica e autonomia del soggetto letterario.

 

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