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2008
Carnaval, il nuovo corto di iarumasami
 
 
 
PsychoCarnaval
 

L’immagine di Carnaval non rappresenta un’azione reale ma un’espressione figurativa, un’"immagine". È pur vero che in una successione di avvenimenti c’è sempre qualche cosa che resta al di là dell’immagine; ed anche in Carnaval non potrebbero mai esserci pure forme, pure e semplici apparizioni: c’è sempre una relazione di causa e d’effetto. Ogni stadio della narrazione può apparire come espressione figurativa.

A tal proposito, già Bèla Balàzs, nel suo Estetica del film, sosteneva che «la relazione di causa-effetto rimane al di là, come un dato di fatto che noi conosciamo, ma che nel quadro non vediamo. Una cosa sola è tutta fuori del tempo e dello spazio. Ed anche da ogni casualità. Diventa una semplice apparizione, niente altro che una visione. E qui siamo nella sfera del film assoluto». [Bèla Balàzs, Der Geist des Films, Berlino, 1931]

 

 

Ora, non tutte le sequenze audiovisive che ogni giorno i nostri sensi hanno l’opportunità di catturare rispondono necessariamente a criteri prestabiliti di congruità ed esattezza. I semplici fatti di vedere e sentire non soggiacciono, in ogni caso, a meccanismi di montaggio, moviola, postproduzione.

Ecco: l’esperienza di Carnaval si muove giusto dalla parte opposta rispetto alla convenzione dell’offrire esattamente ciò che si vorrebbe vedere (la realtà quasi mai funziona così, neppure quella più visionaria), del "dover limare", il "dovere per forza aggiustare" per rendere "conforme a" un’aspettativa: viceversa, la sequenza audiovisiva è semplicemente l’espressione figurativa del carnevale che i miei occhi hanno veduto. Il mio intelletto (la mia anima) ha quindi drammatizzato il conflitto tra i due antagonisti (l'uno immobile e bianconero, l'altra dinamica, colorata e colorante), il loro incontro e poi ancora, forse, l'amore; la vita, ineluttabilmente.

Se c'è egoismo in una siffatta rappresentazione, d'altro canto non c'è convenzione, ma libertà assoluta da essa.

iarumasami

[Guarda il corto]

 

 
 

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