Intro
«Palermitano, siciliano, italiano»

Non avevo mai scritto di sport, né l’idea di farlo aveva esercitato su di me alcun ascendente prima che la mia strada incrociasse quella di Luca Valdesi. Sono altri i luoghi ove abitualmente le mie visioni prendono forma: riguardando l’amata deriva dei sogni, esse si traducono ora nel surrealismo dei racconti, ora nel nonsense dei personaggi del romanzo psicologico, piuttosto ancora che nell’ermetismo delle poesie della giovinezza.
Ma fin dal nostro primo incontro mi fu chiaro che l’idea di scrivere di Luca non avrebbe significato soltanto scrivere di sport, sebbene la vita dell’uomo che avevo di fronte fosse così intimamente legata alla disciplina del karate.
Karate. Kata. Valdesi. Associazioni naturali per gli addetti ai lavori e non solo, perché Luca Valdesi è il massimo esponente del kata a livello mondiale. Pluricampione del mondo e d’Europa, i successi inanellati nella sua ultratrentennale carriera sono talmente tanti che si fa fatica a tenerne il conto. Per introdurre qui, pur sinteticamente, il profilo di Luca Valdesi a beneficio di chi si imbattesse in queste pagine da neofita, mi piace prendere in prestito le parole del Colonnello Vincenzo Parrinello, Comandante del Centro Sportivo Fiamme Gialle della Guardia di Finanza, dedicate a Luca in occasione della premiazione di campioni olimpici e mondiali nell’ambito delle celebrazioni di “Torino capitale europea dello sport 2015”: «Immenso e irripetibile fuoriclasse del karate specialità kata, sei volte campione del mondo individuale e a squadre e ben tredici volte consecutive campione d’Europa individuale, la sua classe purissima e i suoi innumerevoli successi sono un esempio per tutti i praticanti dell’affascinante disciplina sportiva e costituiranno un riferimento per tutti i campioni che verranno».
Questo è Luca Valdesi: un atleta che è stato definito il miglior esecutore contemporaneo di kata e che il Maestro Riccardo Salvatori, all’epoca in cui era tecnico della nazionale, ha addirittura “accusato” di avere rovinato il karate: «Per colpa tua, adesso il karate ha standard così elevati che intere generazioni faticheranno a raggiungere».
Che avessi di fronte il più grande fuoriclasse italiano di ogni epoca non c’erano dubbi.
Eppure, nei miei intenti, sin dal principio non v’è mai stato uno scritto che esaurisse il proprio senso nella giustapposizione degli eventi che hanno tracciato la carriera dell’atleta, il cui fine ultimo fosse la congruenza storica; né, d’altro canto, una narrazione il cui costrutto potesse risentire di un registro eccessivamente personalistico, che si risolvesse, quindi e infine, nel racconto di chi sono io mentre scrivo di un altro. Piuttosto, in luogo tanto della fredda biografia del campione quanto dell’invenzione letteraria ove i soli elementi reali fossero i nomi propri dei personaggi e dei luoghi, mi affascinò l’idea di una storia che ponesse l’accento sì sulla carriera agonistica di un’icona del karate coi suoi trionfi, dando il doveroso risalto a ciò che ha fatto di un uomo un campione indiscusso, ma attraverso la quale fosse dato cogliere finanche quei tratti, tanto opposti all’omologazione del mythmaking, rivelatori dell’uomo che c’è oltre il campione.

«Vi è, in tutte le cose, un ordine preciso. Io sono Luca Valdesi: palermitano, siciliano, italiano. E questo è il preciso ordine delle mie cose».

Luca Valdesi è nato il 18 giugno del 1976, a Palermo. La Palermo di Chet Baker che registrava in quartetto lo storico live di I can’t get started al Brass Group di Via Duca della Verdura, nient’altro che uno scantinato insonorizzato con la juta, tra le bottiglie di whisky che rotolavano fino alla base del palco. La Palermo di Julian Beck che, alla guida di una decina di attori, col suo camper faceva irruzione in Piazza Unità d’Italia, in Via Ruggero Settimo, Via Cavour e Via Roma con un Living theatre dirompente, mentre la folla attonita stava a guardare. Era la Palermo di Letizia Battaglia e del suo obiettivo, che impediva alla pozza di sangue sotto la testa dell’uomo che è stato ucciso mentre andava in garage a prendere la macchina di espandersi oltre, coagulandone il dramma in un simbolico istante che giunge fin qui intatto e tremendo. Era la Palermo della relazione di minoranza della Commissione Antimafia a firma di Pio La Torre, che, nell’ultimo capoverso, ci consegna le parole “volontà di cambiamento”.
Ecco qual era la Palermo di Luca Valdesi quarant’anni fa e che forse, in fondo, è ancora qua.
E cos’ha da raccontare la sua Sicilia del 1976? A Siracusa, per esempio, Elsa Martinelli e un giovanissimo Miguel Bosé giravano Garofano rosso diretti da Luigi Faccini, quando, ad Agrigento, Rosi riscriveva Sciascia nel suo Cadaveri eccellenti con Lino Ventura e Max Von Sydow. Era la Sicilia della leggendaria Lancia Stratos di Mauro Pregliasco e Piero Sodano, che vinceva la quinta edizione della Targa Florio. Ed era la Sicilia della valanga di acqua e fango che precipitava dal Monte Erice riducendo la cittadinanza trapanese in ginocchio. In una traversa di Viale San Martino, a Messina, all’interno di una piccola stanza di 6 metri per 4 trasmetteva il primo vagito a radiofrequenza Rtp, la Radio Televisione Peloritana, l’emittente dello Stretto.
Due parole, adesso, sull’Italia del ‘76.
Eugenio Scalfari dava alle stampe il numero 1 della Repubblica; Ultimo tango a Parigi di Bertolucci veniva condannato dalla Cassazione, che ne vietava la proiezione ordinando che tutte le copie fossero bruciate sul rogo. E ancora: Eddy Merckx vinceva la sua settima Milano-Sanremo; la Camera dei Deputati approvava l’articolo 2 della legge sull’aborto; montava la protesta femminista. Pelosi condannato a nove anni per l’omicidio Pasolini, il terremoto del Friuli, il Torino vinceva lo scudetto, Panatta gli Internazionali d’Italia e Gimondi il 59° Giro. Novecento Atto I di Bernardo Bertolucci sotto sequestro, blocco della scala mobile. Maria e Andrea abbracciavano il loro piccolo Luca mentre Ada, che un giorno sarebbe stata sua moglie, non era ancora nata. Il suo biografo andava in prima elementare.

«Palermitano, siciliano, italiano». Questo, dunque, il preciso ordine delle cose; un ordine che in sé, nella ineluttabile dignità triforme ove città, regione e nazione si contengono e insieme completano, custodisce il valore più autentico della fierezza di Luca Valdesi.

 



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Karate icon. Io sono Luca Valdesi

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