Sarò breve, perché questo non è un racconto. È d’uopo esser brevi vieppiù che questo è un resoconto, un resoconto elettorale.
Iniziate il 1° ottobre 2015, il successivo giorno 3 si sono concluse le elezioni di Dio, la seconda elezione di Dio in assoluto. La scadenza naturale del primo mandato di Dio avrebbe dovuto cadere il giorno di Natale del Tremila, ma sopravvenute esigenze di carattere umano hanno imposto l’abbondante anticipazione della fine del primo, lunghissimo incarico. All’approssimarsi della scadenza, lo stesso Dio uscente aveva convintamente ribadito la piena disponibilità al rinnovo dell’ufficio di prim’ordine, sia per ragioni di continuità, sia perché evidentemente difficile l’individuazione di un antagonista che fosse all’altezza.
Nella notte a cavallo tra il 30 settembre ed il 1° di ottobre 2015 è stato inaspettatamente raggiunto l’accordo trasversale tra tutte le forze chiamate al voto e, come per miracolo, a maggioranza si è deciso di votare un candidato concorrente. Oggi il suo nome è sulla bocca di tutti, se non altro perché quella scelta storica ha rivelato, seppur implicitamente, il dissenso di alcuni tra i grandi elettori ritenuti, fino a quel punto, da sempre prossimi a Dio, nonché di quanti altri hanno evidentemente optato per il sostegno della nuova, straordinaria candidatura. La designazione dell’aspirante Dio è stata duramente contestata dai più convinti fiancheggiatori del Dio in carica, al punto da indurli ad abbandonare i lavori.
Sin da subito il punto di forza del nuovo candidato è stato individuato nel suo programma: essenziale, innovativo ed anticonformista ma, soprattutto, riformatore. In particolare, sembra che ogni residuo indugio tra i votanti sia venuto meno già durante il primo discorso introduttivo, alla lettura della proposta del sistema della “vita a punti”.
«Cari intervenuti – si legge nell’allocuzione di presentazione del candidato Dio al mondo – non vi sarà difficile comprendere con quale e quanta emozione prendo adesso la parola. Desidero ringraziare quanti di voi hanno inteso darmi la fiducia e così la possibilità di ascendere, per la prima volta nella storia, a questa importante designazione, nonché coloro i quali, per ovvie ragioni di parte, non hanno ritenuto di poterlo o doverlo fare. Il ringraziamento più sentito mi sento però di rivolgerlo a chi mi ha permesso di arrivare fino a questo punto, senza la cui indulgenza non avrei potuto neppure lontanamente immaginare di sperimentare, un giorno, questa straordinaria esperienza: mi riferisco a Dio, che con devozione e deferenza ringrazio e saluto ed a cui mi sia consentito di rivolgere il più sincero in bocca al lupo in vista dell’imminente consultazione elettorale. Non mancherà occasione, almeno spero, di illustrarvi nel dettaglio tutti i punti del mio futuro impegno; ciò che stanotte, in questa sede, voglio anticipare è soltanto uno degli aspetti, per me il più importante, del mio programma: la “vita a punti”. Ebbene, se si deciderà che io debba essere il nuovo Dio, garantisco fin d’ora che per mezzo del mio sistema di “vita a punti” d’un colpo saranno deposte tutte le armi, così come si dissolveranno le violenze, i soprusi, le tirannie, le empietà dell’uomo e tutte le perversità scompariranno dalla faccia della terra. Ogni forma di brutalità, di nefandezza, ogni forma di male sarà debellata dal mondo. Chi, infatti, sarà più disposto a cagionare l’altrui dolore se, per effetto di ogni azione malvagia, una porzione di tempo prezioso verrà sottratta alla sua esistenza? Chi più ruberà un’autoradio se rubare un’autoradio costerà un intero mese di vita in meno da vivere? Chi si azzarderà a violentare, sgozzare, decapitare, e chi, in generale, chi assassinerà ancora, quando dieci o trent’anni di vita da vivere potrebbero essere defalcati dal suo tempo? Per converso, ogni buona azione verrà ricompensata con un extra, del tempo in più a diposizione, un bonifico di vita. Un giorno, dunque, per una caramella.
Conclusivamente, se sarò eletto Dio, mi impegno a svolgere al meglio il delicato incarico e con questo che ho appena citato, questo che è diventato il mio motto, con questo io vi lascio: “un giorno, per una caramella”».
Malgrado la grande impressione suscitata dal disegno innovativo, la prima votazione non ha attribuito al nuovo candidato i risultati sperati, anche se i voti ottenuti hanno superato di gran lunga quelli contrari come quelli dispersi. Alla seconda tornata una parte degli elettori, probabilmente per guadagnare tempo, ha suggerito di votare scheda bianca. Alla terza votazione un’ulteriore fazione ha scelto di votare scheda bianca.
Dalla quarta votazione è richiesta la maggioranza assoluta dei votanti. Parte di coloro che alla precedente tornata avevano optato per la scheda bianca, hanno lanciato una candidatura improponibile, irragionevole ai limiti del sacrilego, con evidenti fini di disturbo, saggiamente osteggiata dalla maggioranza, che ha deciso di non partecipare al voto. Dopo che la sera del 2 ottobre un quarto, pretestuoso candidato ha ritirato la propria disponibilità, anche la quinta votazione si è conclusa con un nulla di fatto.
Il pomeriggio del 3 ottobre, alcuni insigni esponenti dell’elettorato hanno incontrato il Dio uscente in una località segreta per confrontarsi sull’incerta situazione e tentare di raggiungere un accordo. Nel corso delle consultazioni, gli interlocutori hanno unanimemente espresso gravi perplessità riguardo alla faccenda della “vita a punti” promossa dal nuovo candidato: da quel poco che è trapelato, pare che al Dio in carica sia stata illustrata tutta una serie di condivisi dubbi circa l’auspicabilità di un’abolizione radicale dei mali del modo, così, tutto d’un colpo.
Il 3 ottobre 2015, all’unanimità, Iddio uscente è stato rieletto Dio. Alla domanda «cosa può dirci di questa Sua storica rielezione?» Egli, succhiando una caramella, ha risposto «no comment».

 



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