Scrivendo e riscrivendo di quel che c’è qua dentro, sin dalla prima frase, quel primissimo costrutto d’incompiuto senso che al momento non ricordo – bell’ancor di più poiché mai più lo ricorderò – quante volte sono ricorso all’immagine del pozzo – in assoluto il più profondo – così come dell’abisso più nero fra tutte le ferite verticali del mondo: buche, fossi, scarpate, spacche, spaccature e spacchi, diaclasi inimmaginabili ai più, seppellite sepolture fondissime, valloni impervi, inestimabili inferni. Eppure, ogni qual volta vi abbia fatto appello, è sempre stato come se mai la misura fosse stata pienamente colma, nel suo intero mai una volta del tutto penetrata e soddisfatta, come se avanzasse sempre e in ogni caso, inesorabilmente, qualche poco, in percentuale, di misura al fondo. Misura che l’esperienza del momento suggeriva costantemente fosse quantomeno saggio associare alla prudenza che anticipa l’attesa d’ogni probabile poi che fosse a venire, nel caso fosse stato poi a venire per davvero. Come una valvola a pressione, una cautela necessaria e puramente meccanica sebbene non umana, come quelle d’acciaio, polimeri e leghe; piuttosto fatta di materia tutta ricevuta dalle stelle, delle stelle ricevuta e di me matrice, d’inconoscibile universo midollare, quello del limitare estremo e più spaventevolmente esotico.
Ebbene grazie, ti dico oggi, misura aliena mia, grazie del minuto di ragione che c’è adesso giusto grazie a te. Una valvola indispensabile, attraverso cui evaporare posso in miliardi di particelle per ricompormi poi in questa vita che è di merda ma pur sempre vita è, ove riesco non del tutto a dissolvermi nel cosmo e a sentire, oggi una volta ancora, la fragranza soave e benedicente che alla mia stercoraria vita giunge dal pannolino traboccante della tua cacca, figlia, cusuzza nica, ciatu miu.

 

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La bellezza dello sgorbio

Karate icon. Io sono Luca Valdesi (incipit)
Incomprensione (incipit)

Ravavindrano (incipit)
L'elezioni

Selene, Maria

Il ricordo di Jezabel Khan
All'ultimo momento
Madonna nuda
Il ramo e la finestra
4'54"
Due farfalle
Uno scritto al suo scrittore
AnemoNero
Pannone
Il graffio parlante
Alcune considerazioni sulla bellezza dello sgorbio
Papà a Natale
Il Re puntino
Lettera elementale n. zero
Lettera elementale n. uno
Lettera elementale n. due
Lettera elementale n. tre
Lettera elementale n. quattro
Lettera elementale n. cinque
Paranoid lunch
L'Inganno di Becky
Il Zero
La valigia
Arancia
33
Non si lamenta
In farmacia
A memoria supponente (Hommage à César Franck)
Nell'officina del maglio a vapore
Stop
Buona notte, Caos
Rovinosa mente
Costruisci una frase usando il verbo amare
e poi fai l’analisi illogica

Grandi manovre (Campus)
Appuntamento
Lettera a Sir Joe
Un momento di solitudine
Puff! e l'onomatopea. Storia di un uomo che disparve
Michele della miniera
Dialogo tra la mia Mano Destra e la mia Mano Sinistra
Anne
Edificazione d’un hysteron proteron
su un fazzoletto di flora intestinale.
Il pensiero arcuato

Lettera a mio padre
Alla castellana
Per l'ultima volta un cane, un pollo, il caso e la luna. Lettera ad una scrittrice
Appunti sul suicidio di un entomologo algerino residente all'estero
Shinkansen Majorana

 
 

L'epistolario delle lettere elementali raccoglie messaggi che lo scrittore indirizza a destinatari non pubblicamente svelati.

Ogni lettera elementale contiene la sintesi del trasporto passionale dello scrittore per chi (o cosa), anche per il solo fatto di esistere, esprima nel bene o nel male un valore assoluto, con la forza e l'esclusività propria degli elementi essenziali.

Il riconoscimento dell'equivalenza del destinatario ad una delle sostanze semplici di cui è composto l'autore, coincide, ove possibile, con la consegna della lettera nelle mani del ricevente, altrimenti con l'atto stesso della scrittura.

[L'aggettivo elementale, nato nell'ambito teosofico, indica la peculiare caratteristica di una creatura costituita da uno solo dei quattro elementi (acqua, aria, terra e fuoco). Fonte: Wikipedia, l'enciclopedia libera].